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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap7#1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
01.06.2026    |    5.535    |    2 6.0
"Poi mi spinge via con una carezza leggera e si sdraia accanto a noi, ancora unta di olio e schiuma d’idromassaggio..."
Natale Perverso Capitolo 7 – Capodanno

Parte 1 di 6

*** DANIELA ** *

Oggi è Capodanno. Siamo in sala da pranzo nella villa di Claudia. Le tre vestaglie trasparenti senza cintura non riescono a nascondere la nostra nudità. I nostri culi nudi premono sulla stoffa fredda delle sedie Luigi XV. I nostri inseparabili plug sono al loro posto nei nostri culi: il mio rosso large pulsa piano, quello mostruoso blu da 8,5 cm di Michela vibra e lampeggia tra i suoi glutei sodi.

Claudia, a capotavola, mi sta spiegando il programma della serata con quella voce vellutata e autoritaria che mi fa bagnare ogni volta.

«Pierre ha affittato un piccolo hotel qui a Cortina, il proprietario è un suo amico. Dieci camere da letto dove i partecipanti, se vogliono, possono trascorrere la notte. Alla festa saremo in un centinaio, tutta gente che conosciamo personalmente, tutta gente che frequenta il nostro giro vizioso: coppie, gay, qualche single e singola.»
Le sorrido, le dita che tamburellano sul tavolo mentre guardo Michela seduta di fronte a me, le gambe leggermente divaricate, la figa che gocciola già sul legno della sedia.

«Sarà un piacere conoscerli. Sia per me, ma soprattutto per questa troia che anche stasera avrà i suoi buchi violati ripetutamente.»

Poi mi rivolgo a Claudia.

«Stasera voglio che indossi un vestito osceno come i nostri. Dimmi che non ne hai.»

Lei sorride con quel sorriso sadico che conosco bene.

«Stasera ti sorprenderò, vedrai.»

Mi suggerisce di riposarmi un po’, perché la serata sarà lunga e faticosa, ma soprattutto molto piacevole e godereccia. Aggiunge che trascorrerà buona parte della giornata nella vasca idromassaggio.

*** MICHELA ***

La giornata vola, ma ogni secondo è una perla infilata nella collana del nostro vizio. Non appena Claudia annuncia il suo ritiro strategico nella vasca idromassaggio, io seguo la mia Padrona in camera da letto, ancora umida di vapore e di neve che si rifrange sui vetri. C’è un silenzio irreale, fuori dal tempo, dove la sola cosa che conta è la sua pelle tesa, il suo corpo allungato sul copriletto bianco come il palco di una tortura sublime. Le siedo accanto, osservo le sue gambe lunghe e assolute, e sento la gola pizzicare per la voglia di servirla.

Comincio sussurrando sulle sue ginocchia, sfiorandole con la punta della lingua, salendo centimetro dopo centimetro. Avverto il fremito dei suoi muscoli, la tensione che cresce come un’onda sorda. Quando arrivo al suo inguine, trovo le grandi labbra già gonfie, rigide di desiderio, e la pietra blu incastonata nella barretta vibra appena sotto la lingua. La sfioro, la invito a scivolare, ed entra con una dolcezza feroce, spalancando lo spazio umido e tiepido che mi è stato concesso solo come premio. Ma non mi limito a insistere lì: lascio che la saliva e la voglia colino fino all’ano, che pulsa appena tra i glutei duri, e lo assalto con la stessa dedizione. Ogni volta che la mia lingua si insinua, la sua carne si contrae, la sua voce scivola tra un respiro e l’altro.

Alterno le leccate rapide e affamate con quelle lente e malate d’amore, come se ogni volta fosse la prima, o l’ultima della mia vita. Spingo la lingua a fondo, esploro ogni piega, poi la ritiro di colpo e la faccio gemere con un morso secco e minuscolo. La sua mano mi prende per i capelli, mi guida, ma io non ho davvero bisogno di essere guidata: so già cosa vuole, so già che il piacere più puro della Padrona è quello che la costringe a perdere per un attimo il controllo. Sento il suo umore cambiare, la sua resistenza liquefarsi, e quando finalmente rompe il fiato e mi ghigliottina la lingua tra le cosce, arriva l’orgasmo: un getto bollente, che mi inonda la faccia, la bocca, la mente.

Non è solo squirting, mai; c’è sempre quella nota di urina che mi costringe a berla davvero fino in fondo, ad accettare che tutto il suo corpo sia mio, da nutrire e da digerire. Bevo senza esitazione, e la sensazione di sentire tutto il suo sapore, vero, vivo, mi fa tremare. Mi sento degna, finalmente, e quando la guardo da sotto, con il mento e le labbra lucide, vedo nei suoi occhi la soddisfazione rara di chi sa che può chiedere ancora, e ancora di più.
«Hai sempre un buon sapore… non mi stancherei mai di berlo, Padrona.»

Lei ride, una risata bassissima e quasi crudele, poi mi tira su per le spalle, mi bacia senza pietà: vuole sentire sulla lingua il riflesso del suo stesso piacere. Le nostre bocche si fondono, si scambiano umori e promesse. Sento il plug che spinge nella mia carne, un dolore sordo che è diventato un secondo battito del cuore, e il pensiero che questa notte dovrò tenerlo a lungo mi fa fremere di paura e di gioia. Daniela mi spinge faccia a terra, mi ordina di restare a quattro zampe.

Claudia, avvolta nell’accappatoio, ci osserva dalla porta socchiusa. Non dice nulla, ma i suoi occhi sono due fessure di fuoco. Sento che le piace vedere Daniela istruire un’altra femmina con tanta precisione, con tanta cattiveria gentile. Quando la Padrona mi concede di avvicinarmi a lei, Claudia mi prende dolcemente per il mento, mi fa aprire la bocca e assaggia la saliva impastata con il nettare della mia padrona. Non si limita a sfiorarla: me la strappa letteralmente di bocca, succhiandomi la lingua come se volesse cavare fuori tutto il sapore della sua infanzia perduta e riconquistata. Poi mi spinge via con una carezza leggera e si sdraia accanto a noi, ancora unta di olio e schiuma d’idromassaggio.

Resto a quattro zampe, nella posizione che mi compete, e Daniela si siede sulla mia schiena, usandomi come un trono. Mi costringe a strisciare in giro per la stanza, a raccogliere con la lingua ogni goccia caduta sul parquet, e quando passo davanti a Claudia, questa mi accarezza il volto, mi infila un dito tra le labbra e mi spinge a succhiarlo. È un rito, una prova: devo dimostrare che so ubbidire anche agli ospiti, che il mio corpo non è più mio ma solo merce da offrire.
Quando la Padrona ha finito di giocare, mi ordina di inginocchiarmi davanti al letto, di aprire bene le gambe e di mostrare la figa e il buco, entrambi segnati e arrossati dai giochi della mattina. Claudia si avvicina, mi annusa, si complimenta per la disciplina.

Passiamo il pomeriggio fra docce calde, massaggi a base di oli speziati, e racconti sussurrati che anticipano gli orrori e i piaceri della sera. Mi fanno sfilare per la casa con solo una vestaglia trasparente, il culo ben in vista, e Claudia mi fotografa di continuo con la sua reflex professionale, come se dovesse documentare ogni passaggio della mia trasformazione. Vengo fatta inginocchiare ogni volta che incrocio una di loro, e devo sempre chiedere il permesso anche solo per bere un sorso d’acqua. È una scuola di sottomissione che mi riduce allo stato di animale, ma mai mi sono sentita più amata, protetta, necessaria.

*** NOTE ***

---CAPITOLO 7: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi sei!)---

Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!

---La Musa e lo Scrittore---

Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.

---A Voi la Mossa---

Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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